CREW RESOURCE MANAGEMENT NELL’EMERGENZA SANITARIA

Italian Red Cross ambulance navigating crowded Rome street near the Colosseum
Comunicazione, consapevolezza situazionale e gestione dell’errore: la sicurezza nasce dal lavoro di squadra
Introduzione

Quando si parla di sicurezza nell’emergenza sanitaria, l’attenzione viene spesso concentrata sulla tecnologia dei mezzi, sulla guida dell’ambulanza, sulle procedure sanitarie e sulle competenze individuali degli operatori.

Esiste però un altro elemento fondamentale, spesso meno visibile: il modo in cui l’equipaggio comunica, prende decisioni e coordina le proprie azioni durante l’intervento.

Un equipaggio altamente competente può trovarsi comunque in difficoltà se le informazioni non vengono condivise correttamente, se un problema non viene segnalato, se nessuno assume chiaramente il coordinamento o se un componente del team non si sente autorizzato a evidenziare un possibile rischio.

È proprio in questo contesto che assume particolare importanza il Crew Resource Management (CRM).

Il CRM nasce nel mondo dell’aviazione e successivamente è stato adattato anche alla sanità e ai sistemi di emergenza. L’obiettivo è utilizzare in maniera efficace tutte le risorse disponibili – persone, informazioni, procedure, tecnologia e ambiente – per ridurre il rischio di errore e migliorare la sicurezza.

La letteratura scientifica ha evidenziato l’importanza del CRM anche nella guida dei mezzi di emergenza e nel trasporto sanitario.


1. Che cos’è il Crew Resource Management?

Il Crew Resource Management può essere definito come:

un insieme di principi e strumenti finalizzati a migliorare la sicurezza attraverso una migliore gestione delle risorse umane e tecniche disponibili.

Non significa semplicemente “lavorare bene in squadra”.

Significa creare un sistema nel quale ogni componente dell’equipaggio:

  • conosce il proprio ruolo;
  • conosce i propri limiti;
  • comunica le informazioni importanti;
  • ascolta gli altri componenti;
  • segnala tempestivamente i rischi;
  • mantiene la consapevolezza della situazione;
  • evita decisioni impulsive;
  • utilizza procedure condivise;
  • contribuisce attivamente alla sicurezza dell’intervento.

Il CRM considera quindi l’equipaggio come un vero sistema di sicurezza.


2. Perché il CRM è importante nell’ambulanza?

L’emergenza territoriale presenta caratteristiche particolari:

  • tempo limitato;
  • informazioni iniziali spesso incomplete;
  • ambiente imprevedibile;
  • pressione psicologica;
  • traffico;
  • condizioni meteorologiche variabili;
  • pazienti critici;
  • familiari e presenti sulla scena;
  • necessità di coordinamento con Centrale Operativa, altre ambulanze, automedica, Vigili del Fuoco, Forze dell’Ordine ed elisoccorso.

In queste condizioni l’errore raramente è determinato da un unico fattore.

Un problema di comunicazione può diventare un problema operativo.

Un problema operativo può trasformarsi in un rischio per il paziente.

Un errore durante una manovra può diventare un incidente.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità evidenzia infatti come gli eventi avversi possano essere favoriti da una combinazione di fattori organizzativi, tecnologici e umani, compresi problemi di comunicazione e di lavoro di squadra.


3. L’equipaggio come barriera di sicurezza

Ogni componente dell’equipaggio può rappresentare una barriera contro l’errore.

L’autista, ad esempio, non deve essere considerato soltanto il conducente del mezzo.

Durante un intervento può essere il primo componente dell’equipaggio a:

  • individuare un pericolo sulla strada;
  • rilevare un cambiamento delle condizioni meteorologiche;
  • osservare un comportamento anomalo di altri utenti della strada;
  • valutare la difficoltà di accesso alla scena;
  • segnalare un rischio durante una manovra;
  • comunicare la necessità di modificare una strategia di avvicinamento.

Allo stesso modo, il personale sanitario può fornire informazioni fondamentali al conducente riguardo:

  • condizioni del paziente;
  • necessità di modificare la modalità di trasporto;
  • urgenza reale;
  • stabilità clinica;
  • necessità di fermare il mezzo;
  • eventuali problematiche presenti nel vano sanitario.

La sicurezza non appartiene a una sola persona: appartiene all’intero equipaggio.


4. La comunicazione chiusa e la comunicazione aperta

Uno degli elementi più importanti del CRM è la comunicazione.

Una comunicazione efficace deve essere:

Chiara

Le informazioni devono essere comprensibili.

Concisa

In emergenza non è sempre possibile utilizzare comunicazioni lunghe.

Tempestiva

Un’informazione comunicata troppo tardi può non essere più utile.

Confermata

Quando l’informazione è particolarmente importante, è utile verificare che sia stata ricevuta e compresa.

Un esempio pratico:

Operatore sanitario:
“Alla prossima intersezione dobbiamo fermarci: la situazione sulla scena non è sicura.”

Autista:
“Ricevuto. Mi fermo prima dell’intersezione.”

Questa semplice conferma riduce il rischio che un messaggio importante venga interpretato diversamente.


5. La tecnica del “read back”

Una delle strategie utilizzabili nei contesti ad alto rischio è la ripetizione dell’informazione ricevuta.

Il principio è semplice:

Messaggio → ricezione → ripetizione → conferma.

Esempio:

“Preparare il paziente per trasferimento immediato.”

“Ricevuto: prepariamo il paziente per trasferimento immediato.”

“Confermato.”

Questo metodo può essere particolarmente utile quando vengono comunicate informazioni critiche o istruzioni operative.


6. Il diritto di parlare

Uno degli aspetti più importanti del CRM è creare una cultura nella quale ogni componente dell’equipaggio possa segnalare un rischio.

L’autista deve poter dire:

“Non ritengo sicura questa manovra.”

Il soccorritore deve poter dire:

“Fermiamoci: dobbiamo mettere in sicurezza la scena.”

L’infermiere deve poter dire:

“Ho bisogno che il mezzo venga fermato.”

Il medico deve poter modificare una strategia sulla base dell’evoluzione clinica.

Segnalare un rischio non significa mettere in discussione l’autorità del collega.

Significa proteggere il paziente, l’equipaggio e gli utenti della strada.


7. La consapevolezza situazionale

Un altro elemento fondamentale è la situational awareness, cioè la capacità di:

  1. percepire ciò che sta accadendo;
  2. comprendere il significato delle informazioni;
  3. prevedere ciò che potrebbe accadere successivamente.

Durante un intervento, l’equipaggio dovrebbe chiedersi continuamente:

“Cosa sta succedendo?”

“Perché sta succedendo?”

“Cosa potrebbe succedere tra pochi secondi?”

Queste tre domande possono essere estremamente utili.


8. L’autista e la consapevolezza situazionale

Durante la guida in emergenza l’autista deve mantenere contemporaneamente l’attenzione su:

  • strada;
  • traffico;
  • intersezioni;
  • pedoni;
  • altri veicoli;
  • comportamento degli utenti;
  • condizioni del fondo stradale;
  • segnali stradali;
  • condizioni meteorologiche;
  • comportamento dell’equipaggio;
  • eventuali comunicazioni provenienti dal vano sanitario.

Il problema è che l’attenzione umana è limitata.

Per questo non tutto può essere gestito contemporaneamente dalla stessa persona.

Il CRM permette di distribuire le informazioni all’interno dell’equipaggio.


9. Il principio della “seconda coppia di occhi”

Durante la guida, il resto dell’equipaggio può diventare una vera e propria risorsa di sicurezza.

Ad esempio:

Autista:
“Non vedo bene cosa sta arrivando da sinistra.”

Collega:
“Libero a sinistra.”

Oppure:

Collega:
“Attenzione, pedone sulla destra.”

Questa collaborazione non sostituisce la responsabilità del conducente, ma aggiunge una barriera preventiva contro l’errore.

La ricerca sul CRM applicato alla guida di emergenza ha individuato proprio comunicazione, checklist e coordinamento dell’equipaggio tra gli elementi rilevanti per la sicurezza.


10. Stress e sovraccarico cognitivo

Durante un’emergenza lo stress può modificare il comportamento dell’operatore.

Può determinare:

  • riduzione dell’attenzione;
  • difficoltà nella comunicazione;
  • aumento dell’impulsività;
  • restringimento del campo attentivo;
  • difficoltà nel ricordare informazioni;
  • decisioni più rapide ma meno ponderate.

Per questo l’esperienza non deve essere considerata una garanzia assoluta contro l’errore.

Anche l’operatore più esperto può commettere errori quando è sottoposto a condizioni particolarmente gravose.

Il CRM serve proprio a creare sistemi di compensazione.


11. L’errore non deve diventare una colpa: deve diventare informazione

Una moderna cultura della sicurezza non dovrebbe limitarsi a chiedere:

“Chi ha sbagliato?”

Dovrebbe chiedere anche:

“Perché è stato possibile che quell’errore accadesse?”

Questa differenza è fondamentale.

Dopo un evento, un quasi-evento o una situazione rischiosa è utile analizzare:

  • cosa è successo;
  • cosa ci si aspettava che accadesse;
  • quali informazioni erano disponibili;
  • quali informazioni mancavano;
  • come è stata presa la decisione;
  • quali barriere hanno funzionato;
  • quali barriere non hanno funzionato;
  • cosa può essere modificato per evitare il ripetersi dell’evento.

L’obiettivo non è cercare un colpevole.

L’obiettivo è imparare dall’esperienza.


12. Il “near miss”: l’incidente che non è successo

Uno degli strumenti più preziosi per migliorare la sicurezza è la segnalazione dei near miss, cioè degli eventi che avrebbero potuto provocare un danno ma che, per fortuna, non lo hanno provocato.

Esempio:

Durante una missione, un’automobile attraversa improvvisamente un’intersezione davanti all’ambulanza.

L’autista riesce a frenare.

Nessun incidente.

Formalmente non è successo nulla.

Dal punto di vista della sicurezza, invece, è successo moltissimo.

Quell’evento può fornire informazioni utili su:

  • intersezione pericolosa;
  • velocità;
  • visibilità;
  • comportamento degli utenti;
  • efficacia della segnalazione acustica e luminosa;
  • comportamento dell’equipaggio;
  • necessità di modificare procedure.

Il near miss è un incidente che ci ha dato una seconda possibilità.


13. Il briefing prima della missione

Un CRM efficace può iniziare prima ancora di partire.

Quando le condizioni operative lo consentono, un breve briefing può chiarire:

Chi guida?

Qual è la destinazione?

Qual è il livello di urgenza?

Quali sono le informazioni disponibili sul paziente?

Esistono particolari criticità?

Qual è il percorso previsto?

Ci sono rischi conosciuti?

Non servono necessariamente riunioni lunghe.

A volte bastano 30 secondi di comunicazione strutturata.


14. Il debriefing dopo l’intervento

Anche la conclusione della missione rappresenta un’opportunità formativa.

Un breve debriefing può rispondere a quattro domande:

1. Cosa ha funzionato?

2. Cosa non ha funzionato?

3. Quale rischio abbiamo incontrato?

4. Cosa possiamo fare diversamente la prossima volta?

Questa metodologia permette di trasformare l’esperienza quotidiana in formazione continua.


15. CRM e cultura della sicurezza

Il vero obiettivo del CRM non è insegnare semplicemente nuove tecniche.

È sviluppare una diversa cultura della sicurezza.

Una cultura nella quale:

  • parlare è incoraggiato;
  • chiedere aiuto non è una debolezza;
  • segnalare un rischio è un comportamento professionale;
  • gli errori vengono analizzati;
  • i near miss vengono valorizzati;
  • le procedure vengono rispettate;
  • il ruolo gerarchico non impedisce di comunicare un pericolo;
  • ogni componente dell’equipaggio contribuisce alla sicurezza.

L’OMS identifica proprio comunicazione e lavoro di squadra tra gli elementi fondamentali della sicurezza delle cure.


16. Una possibile checklist CRM per l’equipaggio

Potrebbe essere utile introdurre una semplice checklist formativa:

PRIMA DELLA PARTENZA

☐ Equipaggio identificato

☐ Ruoli definiti

☐ Destinazione conosciuta

☐ Informazioni disponibili condivise

☐ Criticità conosciute comunicate

☐ Mezzo pronto

DURANTE LA MISSIONE

☐ Comunicazione chiara

☐ Informazioni importanti confermate

☐ Rischi comunicati tempestivamente

☐ Situational awareness mantenuta

☐ Decisioni condivise quando necessario

☐ Nessuna informazione critica ignorata

ARRIVO SULLA SCENA

☐ Sicurezza della scena valutata

☐ Eventuali rischi comunicati

☐ Ruoli confermati

☐ Coordinamento con gli altri soccorritori

TRASPORTO

☐ Condizioni del paziente comunicate al conducente quando rilevanti

☐ Eventuali necessità di arresto comunicate tempestivamente

☐ Equipaggiamento utilizzato in sicurezza

☐ Comunicazione costante tra vano sanitario e conducente

DOPO LA MISSIONE

☐ Eventuali criticità analizzate

☐ Near miss segnalati

☐ Eventuali problemi del mezzo comunicati

☐ Debriefing effettuato quando necessario


17. Perché questo tema riguarda direttamente l’autista soccorritore

L’autista di emergenza sanitaria non è semplicemente “la persona che guida”.

È un componente dell’equipaggio che opera in un sistema complesso nel quale sicurezza stradale, assistenza sanitaria, comunicazione e decision making sono strettamente collegati.

Uno studio specificamente dedicato al CRM nella guida di emergenza ha evidenziato che la guida dei mezzi di soccorso rappresenta un’importante area di rischio per la sicurezza e che molte delle variabili di rischio sono legate all’equipaggio e possono essere influenzate positivamente dal CRM.

Per questo motivo la formazione dell’autista soccorritore non dovrebbe riguardare soltanto:

“come guidare l’ambulanza”

ma anche:

“come lavorare in sicurezza all’interno di un equipaggio durante un’emergenza”.


CONCLUSIONE

La sicurezza dell’emergenza sanitaria non dipende esclusivamente dalla capacità individuale del singolo operatore.

Dipende dalla capacità dell’intero sistema di:

comunicare → osservare → anticipare → decidere → coordinarsi → correggere.

Un equipaggio preparato non è quello che non commette mai errori.

È quello che possiede gli strumenti per intercettare l’errore prima che diventi un danno.

Il Crew Resource Management rappresenta quindi una possibile evoluzione della formazione nell’emergenza sanitaria: dalla semplice competenza tecnica alla gestione integrata delle risorse umane, cognitive, comunicative e operative.

Questo tema può rappresentare un’importante area di sviluppo formativo, soprattutto per la formazione dell’autista soccorritore e per la sicurezza della guida in emergenza.

“La sicurezza non è il compito di uno solo.
La sicurezza è una responsabilità dell’intero equipaggio.”

APPROFONDIMENTO SCIENTIFICO

La letteratura internazionale ha studiato l’applicazione del Crew Resource Management in ambito sanitario e specificamente nella guida dei mezzi di emergenza. Una ricerca Delphi condotta su esperti di Emergency Response Driving ha individuato un ampio consenso su numerosi elementi CRM applicabili alla guida in emergenza e al trasporto del paziente.

Le revisioni della letteratura sul CRM in sanità evidenziano inoltre l’importanza della formazione sulle competenze non tecniche, come comunicazione, teamwork, leadership, consapevolezza situazionale e gestione delle risorse.

Per questo il CRM può rappresentare un interessante sviluppo dei programmi di formazione dedicati agli operatori dell’emergenza sanitaria.

CoES Lazio – Formazione, sicurezza e professionalità nell’emergenza sanitaria.

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