Tempi di risposta e sopravvivenza: il mito della corsa contro il tempo nel 118!

Negli interventi del 118 si parla spesso di “corsa contro il tempo”, ma quanto conta davvero ogni minuto sulla sopravvivenza del paziente? Tra percezione pubblica, realtà operativa e evidenze scientifiche, i tempi di risposta non sono sempre l’unico fattore determinante. Analizziamo questa sintesi pubblicata su Pubmed e cosa incide davvero sull’esito degli interventi di emergenza sanitaria.

Analisi dell’associazione tra tempi di risposta del sistema di emergenza e sopravvivenza dei pazienti

(Sintesi tecnico-operativa da Hansen PM et al., PLOS ONE, 2025)

1. Premessa

La rapidità dei tempi di risposta del sistema di emergenza territoriale è tradizionalmente considerata un indicatore di prestazione e un potenziale determinante degli esiti di sopravvivenza. Tuttavia, secondo la revisione sistematica e meta-analisi condotta da Hansen PM et al. (2025) , le evidenze scientifiche che supportano una correlazione diretta tra minori tempi di risposta e miglioramento degli esiti clinici risultano deboli o limitati a determinati contesti (es. arresto cardiaco extraospedaliero o trauma maggiore).

2. Obiettivi dello studio

La revisione aveva come obiettivo la valutazione sistematica dell’associazione tra tempi di risposta dei mezzi di soccorso (ambulanze ed elicotteri) e sopravvivenza dei pazienti trattati dai servizi di emergenza preospedaliera , analizzando l’insieme delle prove disponibili in letteratura.

3. Metodologia

  • Revisione condotta in base alle linee guida PRISMA e valutazione della certezza delle prove secondo il metodo GRADE .
  • Fonti di ricerca: MEDLINE, Cochrane Library, EMBASE, CINAHL, Scopus e registri di trial clinici.
  • Inclusi 115 studi , per un totale di 691.056 pazienti (adulti e pediatrici, con arresto cardiaco, trauma, annegamento e altre emergenze).
  • Esito principale analizzato: sopravvivenza del paziente in relazione al tempo di risposta operativa dei mezzi EMS.

4. Risultati consolidati

  • Tempo di risposta compreso tra 1,1 e 48,6 minuti , con ampia variabilità tra contesti e studi.
  • Tasso medio di sopravvivenza : 11,5% (IQR 5,2–25,8%).
  • Solo il 46,7% della letteratura analizzata includeva dati completi sui parametri predefiniti di qualità e risultato.
  • In alcune analisi di sottogruppo , è emersa una correlazione positiva tra tempi di risposta più brevi e sopravvivenza, ma tale relazione è risultata significativa solo per specifici gruppi di pazienti e contesti organizzativi.
  • La certezza complessiva delle prove è stata valutata come molto bassa .

5. Interpretazione dei risultati

I dati raccolti indicano che la riduzione dei tempi di risposta, considerata isolatamente, non rappresenta un determinante univoco della sopravvivenza.
La complessità dei fattori clinici, logistici e territoriali, insieme alle differenze nei protocolli di allertamento, trattamento e trasporto, rende difficile stabilire una relazione causale diretta.

6. Implicazioni per il servizio 118

Per la pianificazione e la valutazione dei servizi territoriali di emergenza:

  • È necessario distinguere tra tempi operativi di processo (attivazione, arrivo sul posto, trattamento, trasporto) e risultati clinici complessivi .
  • L’attenzione dovrebbe estendersi dal puro parametro “tempo” alla qualità dell’assistenza pre-ospedaliera , inclusa la competenza degli equipaggi, la tempestività terapeutica, la capacità di triage e presa in carico.
  • Le prove disponibili non supportano modifiche organizzative basate unicamente sulla riduzione dei tempi di risposta , se non in contesti specifici (es. rianimazioni cardiopolmonari o traumi gravi).
  • È opportuno proseguire con studi osservazionali e analisi locali per correlare i parametri temporali con gli esiti effettivi del sistema 118 regionale.

7. Conclusioni operative

La revisione sistematica di Hansen e colleghi evidenzia l’assenza di prove certe che correlino direttamente il tempo di risposta del servizio di emergenza alla sopravvivenza del paziente.
La prospettiva operativa suggerisce di orientare la valutazione della performance verso un approccio multidimensionale, integrando indicatori di tempestività, efficacia clinica e qualità del processo assistenziale preospedaliero .

Fonte: Pubmed

Hanno ancora senso i tempi di risposta dei servizi di emergenza sanitaria di 8 minuti in area urbana e 20 minuti in area extraurbana? sono ancora al passo con i tempi?

I target degli 8 minuti in area urbana e 20 minuti in area extraurbana sono ancora oggi lo standard nazionale di riferimento previsto dai LEA, dal DPR 27/03/1992 e dalle Linee Guida Stato-Regioni (1996), recepito anche a livello regionale.

Tuttavia, la letteratura scientifica e le evidenze operative più recenti mostrano che:

  • Non esiste una correlazione certa e diretta tra il rispetto di questi tempi e la sopravvivenza del paziente in tutte le patologie critiche. rescue
  • Molti sistemi sanitari internazionali e alcune regioni italiane stanno già integrando indicatori multidimensionali: tempestività, efficacia clinica, appropriatezza del trattamento preospedaliero e outcome. rescue
  • Il nuovo parametro nazionale di performance prevede un tempo massimo di 18 minuti per l’arrivo del primo mezzo dopo la codifica della chiamata, misurato su tutte le ASL, pur mantenendo come riferimento ideale gli 8/20 minuti. Partenza del mezzo, indipendentemente dal colore, l’equipaggio deve partire dalla postazione entro massimo 120 secondi dalla chiamata. (Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) ed è inserito nella griglia di valutazione della qualità del servizio di emergenza-urgenza)

In sintesi: gli 8/20 minuti restano utili come obiettivo organizzativo e di pianificazione, ma non sono più sufficienti da soli per valutare la qualità del 118. Oggi fortunatamente sono integrati da indicatori clinici e di processo che misurano cosa viene fatto sul posto e quale impatto ha sull’esito del paziente.

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