Operatori 118 e stress cronico!

Dai conflitti allo stress cronico

Il continuo contatto con la vulnerabilità della popolazione a domicilio, l’aumento del carico lavorativo e la mancanza di controllo sul proprio ambiente di lavoro, risultano essere elementi che facilmente impattano sull’esaurimento emozionale e la bassa soddisfazione lavorativa (Monsalve-Reyes, 2018).

Valore del benessere del personale sanitario per la salute del contesto


Per fare il bene è necessario stare bene.

Da anni si parla di burnout del personale sanitario, tant’è che dal 2008 il tema dello stress lavoro correlato è diventato legge e oggetto di valutazione del rischio.

Purtroppo il limite è che si parla ancora solo di prevenzione specifica del danno da parte dell’azienda nei confronti dell’operatore, senza tener conto che il personale può essere deteriorato da fattori stressogeni provenienti da altre innumerevoli fonti, con ricadute complessive che coinvolgono la sua forza terapeutica fino a trasformarlo in un malato esso stesso.

Se l’obiettivo è una sanità sana, capace di assorbire emergenze e situazioni impreviste, va garantita la sicurezza del posto di lavoro ma va superata la ricerca unica del colpevole dello stress. Ciò non significa che l’azienda ospedaliera (o altro ente) si deresponsabilizza, anzi, si rende attore protagonista del percorso di miglioramento della resilienza allo stress da parte del suo personale che, al pari di un’atleta, è sempre in gara per aiutare i pazienti.


Troppo spesso si dà per scontato che il personale sanitario, per definizione, sia consapevole e assolutamente protetto dagli effetti che i sistemi di reazione allo stress attivano sul suo organismo. Si tratta di un luogo comune, poiché il terapeuta trascura molto spesso sé stesso per privilegiare l’aspetto assistenziale del suo ruolo.

Ogni giorno ciascuno di noi vive una vera e propria battaglia con gli eventi interiori, quelli ambientali e quelli relazionali: siamo spesso in balia di emozioni che ci fanno stare in un continuo stato di allarme, di conflitto, di tensione e di questo raramente ci si rende conto. Il principale rimedio per far fronte a queste ondate, che a volte sono veri e propri tsunami emotivi, è quello di rinforzare la nostra interiorità.

Siamo noi stessi gli artefici della nostra salute, in positivo o in negativo.

La salute è spesso un fatto legato alla personale volontà di stare bene. Noi plasmiamo giorno dopo giorno momenti di salute o di malattia: ci adiriamo, consumiamo tante sigarette, cerchiamo consolazione in cibi ipercalorici, sprofondiamo durante lunghe notti insonni su divani in compagnia di superalcolici o cibi spazzatura, evitiamo accuratamente la bilancia o lo specchio che ci metterebbero di fronte a una realtà che spesso vogliamo ignorare.

Ecco, questi sono i primi passi per arrivare all’obesità, all’ipertensione, alla cardiopatia ischemica, al cancro. Se fossimo costantemente presenti a noi stessi, se ci volessimo bene veramente, sapremmo riconoscere in tempo gli errori comportamentali ed evitare così squilibri e percorsi nocivi per la nostra salute.

Lavoro come missione?


Che siano virtù, che sia un percorso morale, sta di fatto che il segreto per una vita con poco stress cronico sta nell’equilibrio interiore, quell’equilibrio che ci fa dire, per esempio:
− “Sono un operatore sanitario, mi prendo cura di te e contemporaneamente sei tu che regali qualcosa a me”.

Si dice che chi ama il proprio lavoro non si stanca mai e si diverte.

Essere centrati sul valore morale della propria attività e di come si possa interagire con le persone di cui ci si occupa, nel nostro caso pazienti, colleghi e superiori, ecco questo è un sano punto di partenza per riuscire a gestire tutte le problematiche che hanno a che fare con lo stress cronico lavoro-correlato, un tipo di stress psicosociale di cui oggi tanto si parla. Bisognerebbe essere consapevoli di questo… giorno per giorno, momento per momento.

La gestione dello stress si può avvalere anche di pensieri, azioni, comportamenti, attitudini
molto semplici per migliorare tanti aspetti legati al burnout e alla resilienza. La
gratitudine è un elemento importante in qualsiasi ambiente lavorativo e ringraziare spesso fa bene. Fare un bilancio di eventi gratificanti è un approccio efficace per ridurre lo stress e i sintomi depressivi tra gli operatori sanitari.

Per risollevare l’umore basta essere gentili e cordiali con chi ci sta intorno per appena 12 minuti. Essere gentili con gli altri riduce l’ansia e aumenta la felicità. Una rilassante respirazione diaframmatica migliora la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca nei soggetti emotivamente e fisicamente sensibili ed è utile nell’ottimizzazione della prevenzione delle condizioni subcliniche e nel trattamento efficace dei pazienti clinici.


Perdonare ci alleggerisce emotivamente ma anche fisicamente: si può ottenere una riduzione della pressione arteriosa, della frequenza cardiaca, dello stress, di sintomi legati alla depressione o ansia, una minore ostilità, un minor rischio di abuso di alcool o sostanze, una migliore capacità di gestione della rabbia.

Lewis B. Smedes ci dice che... 
“perdonare è liberare un prigioniero e scoprire che quel prigioniero eri tu”. 

Conclusioni


Lo stress cronico psicosociale, attraverso l’innesco dell’infiammazione cronica di basso grado, detta anche silente, è uno dei fattori coinvolti nell’insorgenza di molte malattie croniche, le cosiddette “pandemie del terzo millennio”.

I datori di lavoro devono controllare e prevenire lo stress dei propri lavoratori ma anche noi… dovremmo cominciare a cambiare le nostre abitudini, sei d’accordo?

La migliore gestione dello stress lavoro correlato dovrebbe basarsi su una costante consapevolezza della persona riguardo a sé stessa dal punto di vista fisico, mentale e spirituale.

Esistono prove evidenti che l’uso della pratica della consapevolezza può realmente ridurre il burnout lavorativo tra gli operatori sanitari. Essere consapevoli significa osservare sé stessi, quasi come in un film, e vedere se i nostri comportamenti, la nostra vita di sentimenti, passioni, emozioni ci soddisfano nella relazione con noi stessi, con l’ambiente lavorativo, cioè coi colleghi, i superiori, ma soprattutto con l’”oggetto” del nostro lavoro.

Per concludere, uno spunto di riflessione, che fa riferimento a saggezze
antiche, che dovremmo sentire profondamente nell’animo quando entriamo in relazione con gli altri, a qualsiasi livello:

− ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile,
sempre! (Platone).

www.coeslazio.it

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Bibliografia: ISS

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